LEONI ALFONSO

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LEONI ALFONSO

Faenza, 1941 – 1980

Nel breve tempo concessogli, Alfonso Leoni ha instancabilmente accelerato le tappe della sua ricerca. Tuttavia, pur in una poliedricità di interessi artistici, l’intenso lavoro di Leoni non ha mancato di affermarsi come una delle spinte più propositive e innovative nel panorama ceramico italiano a partire dagli anni Sessanta.
Diplomatosi, nel 1960, all’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica di Faenza, vi diviene, ben presto, docente di Plastica. Già negli anni della formazione collabora con Angelo Biancini che gli affida la realizzazione dei partiti decorativi di alcune sue importanti opere. Si tratta di graffiti astratti e geometrici che dialogano felicemente con la plastica figurativa del Maestro e che non mancheranno di informare la sua produzione successiva di carattere, sempre più, astratto e concettuale.
Per Leoni, la continua sperimentazione (utilizzerà oltre alla ceramica anche il legno, i metalli, la plastica, il vetro e la fotografia) assume un ruolo primario all’interno di un’opera di rottura con le convenzioni artigianali e artistiche consolidate, anche le più recenti.
Della metà degli anni Sessanta sono le prime Ciotole. I titoli, nel tempo, variano ma rimane costante l’interesse nei confronti di un semplice oggetto circolare che contiene al proprio interno dei disarticolati ingranaggi. Si tratta di “opere aperte” dalle infinite possibilità combinatorie. Lo stesso avviene con la serie dei Flussi dei primi anni Settanta: elementi in ceramica trafilata e sottoposti a torsioni.
Polemico e irriverente, Leoni esegue anche calchi di modellini di autoblindo e carri armati che, rivestiti con sontuosi lustri ceramici, acquistano una doppia carica ironica: nei riguardi sia del materiale sia dell’oggetto bellico. Più interessato a un pensiero che sottenda il fare che a compiaciuti cedimenti alla piacevolezze di una materia che pur sa magistralmente dominare, Leoni introietta le pulsioni più eversive del mondo dell’arte contemporanea e le declina in opere ceramiche in progress, mai definite o definitive.
Nel 1974 partecipa alla Biennale d’Arte Nazionale di Gubbio dedicata alla scultura ceramica e organizzata da Enrico Crispolti. Nello stesso anno, in segno di disapprovazione nei confronti della giuria del Concorso Internazionale della Ceramica di Faenza, impone che le sue opere vengano esposte al pubblico coperte da un telo. Nel 1976 esegue una performance al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza rompendo alcuni suoi lavori e vince il “Premio Faenza” con Composizione di due vetrine “archeologiche”.
Pur contestatore e trasgressivo sul piano artistico, Leoni è stato parimenti capace di estreme dedizioni alle materie ceramiche che ha saputo manipolare con rare doti tecniche e nutrite dei più alti sensi di classica eleganza.
La morte prematura ha interrotto anche la sua attività di designer giunta alle prime affermazioni internazionali con gli incarichi affidatigli dalla Villeroy e Boch.

(F.B.)

Bibliografia essenziale

Alfonso Leoni. La progettualità del casuale,
a cura di Andrea Emiliani,
catalogo della mostra al Palazzo delle Esposizioni e al Circolo degli Artisti di Faenza e nella Chiesa di San Giorgio in Poggiale a Bologna,
Faenza 1993

Fondi

archivio Alfonso Leoni, Urbiano (Faenza)

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2021-01-22T10:52:56+00:00agosto 4th, 2015|Artisti, L|