ARTISTI ROMAGNOLI – B

PAOLA BABINI

Cesena, 1980

Inscatolati nel plexiglas, luoghi, figure e brani di natura spostano continuamente l'attenzione dell'osservatore da un punto all'altro dell'opera senza soluzione di continuità e creano una sorta di diafana sovrapposizione filmica in cui molte voci parlano contemporaneamente.

DOMENICO BACCARINI

Faenza, 1882 - 1907

Se in Notte amorosa sono ancora evidenti le tangenze con il clima simbolista e in La Bitta che allatta Maria Teresa un descrittivismo che sottolinea l’umile ambiente in cui vive una sorta di triste “Madonna dei poveri”, nella serie dei disegni dedicati alla moglie e alla figlia, Baccarini soprassiede ad ogni opera di intellettualizzazione per tentare di cogliere istanti irripetibili: più con taglio fotografico che con le ricercate pose, quasi teatrali, che contraddistinguono le sue opere più famose.

LUCIA BALDINI

Bagnacavallo, 1970

In Rosa e Azzurro sono compendiate le caratteristiche principali della pittura di Lucia Baldini: la divisione dell’aureo formato rettangolare in due zone sovrapposte (la terra e il cielo), lo sfumato che rende il paesaggio percepibile solo attraverso un esercizio di immaginazione, il dialogo-scontro con i mezzi di riproduzione fotografica e la particolare condizione atmosferica e temporale che accresce già pervasi sensi di mistero e di malinconia.

CESARE BALLARDINI

Fusignano, 1954

Cesare Ballardini ha studiato fotografia con Italo Zannier al DAMS (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) di Bologna dove si è laureato nel 1984 con la tesi “La fotografia pittorica e il movimento pittorialista in Italia” che ha conseguito il premio Alfonso e Bianca Zagnoli. E' stato ricercatore per la realizzazione delle mostre “Fotografia pittorica 1899-1911” e “Fotografia italiana dell'Ottocento” del 1979, con cataloghi Electa e Alinari.

CESARE BARACCA

Fusignano, 1965

L’opera fa parte del ciclo “Underground Spleen” presentato a Milano nel 2009. Una figura contemporanea senza storia e, probabilmente senza eccessive spinte etiche o ideali, viene ripresa in un momento quotidiano di nessuna importanza. Le stesure cromatiche dense e corpose, quasi materiche, lo accomunano alle materie dell’ambiente circostante senza soluzione di continuità: polvere della stessa polvere.

LUIGI GIOVANNI (GINO) BARBIERI

Cesena, 1885 - Montezomo, 1917

Se in campo pittorico Barbieri insegue la diafanità come è avvertibile nel passaggio da Natura morta a Madre con bambino, in campo grafico questa propensione trova piena espressione in un piccolo capolavoro come Elena: perfetto per taglio dell’immagine, semplicità della composizione, sapienza tecnica, calcolato uso di pochi e affini colori e partecipata adesione alle nascoste emozioni di una giovinetta senza tempo particolare, classica ed eterna.

FELICE BARONI

Lugo, 1901 - 1986

Inizialmente influenzato dall'ambiente artistico bolognese di Alfredo Protti e di Giovanni Romagnoli e attento alla lezione dell'Impressionismo francese, Baroni opera con coerenza e continuità sul solco della tradizione naturalistica ottocentesca.

NEVIO BEDESCHI

Faenza, 1935

Nevio Bedeschi ha frequentato la Scuola di Disegno Tommaso Minardi di Faenza sotto la guida di Francesco Nonni e di Roberto Sella per poi ottenere il diploma di maestro d'arte all'Istituto Statale “G.Ballardini” di Faenza. Nel 1961 inizia una attività didattica (nel 1969 ottiene la cattedra di Disegno e Storia dell'Arte al Liceo Scientifico di Faenza) che proseguirà, dopo il pensionamento, come titolare dell'insegnamento di Storia dell'Arte all'Università degli Adulti di Lugo (dal 1985 al 1993) e dei Corsi di Pittura all'Università Aperta di Imola (dal 1994 a oggi).

ENRICO BENEDETTI

Genova, 1969

Una vasta, sottaciuta, gamma di colori è stata utilizzata dall’artista per questa immagine del formarsi di un’onda. Colori più ricchi di quanto non appaia a un primo sguardo, sobrietà e asciuttezza espressiva, sottili sfumature cromatiche, il bianco della spuma illuminata nella notte da una luna che non appare e assenza della terra e di qualsiasi figura umana sono, per Benedetti, un modo per non dipingere realisticamente la scena ma per accentuare un’atmosfera incantata e spettrale.

BERTOZZI & CASONI

Giampaolo Bertozzi, Borgo Tossignano, 1957
Stefano Dal Monte Casoni, Lugo, 1961

Tra surrealismo compositivo e iperrealismo formale Bertozzi e Casoni indagano da anni i rifiuti della società contemporanea, non escludendo quelli culturali e artistici, in una messa in scena dai vivificanti rimbalzi senza fine in cui si alternano affondi nel degrado e rinvenimenti di superstiti o misconosciute bellezze, astrazione e figurazione, impermanenza ed eternità, storia e contemporaneità, immaginazione fantastica e precisa tecnica.