ARTISTI ROMAGNOLI – G

MARCELLO GALVANI

Massa Lombarda, 1975

Dopo essersi laureato alla Facoltà di Chimica e Tecnologia Farmaceutiche dell'Università degli Studi di Bologna, Marcello Galvani si è iscritto all'Accademia di Belle Arti di Ravenna dove, tra gli altri, ha seguito i corsi di fotografia tenuti da Guido Guidi, figura alla quale, poi, è rimasto legato diventandone assistente e collaboratore. Tra i suoi altri riferimenti e contatti professionali in campo fotografico si ricordano le personalità di Stephen Shore, Tim Davis e Michael Schmidt.

STEFANO GATTELLI

Forlì, 1962

In C’è, un grigio interno ordinato e pulito ma, forse, improvvisamente abbandonato, solo la tenda bianca del fondo tradisce l’esistenza di un alito di vento e di vita; in Icona del paesaggio, il cielo terreo rimarca questa sensazione di evento apocalittico unitamente alla ricopertura fuligginosa di campi e vegetazione.

IVO GENSINI

Bertinoro, 1950

Tecnica del ready-made, formalismo, una preziosità esecutiva tipica di Gensini ed esito figurativo si coniugano in Rendering: una vecchia sedia sulla quale è adagiata una molle ma pesante forma di origine quasi biologica. Un pensiero sul destino delle materie e di quello umano degno, per pensiero e qualità dell’opera, di Francis Bacon.

FRANCO GENTILINI

Faenza, 1909 - Roma, 1981

Nudo femminile accosciato e Susanna dopo il bagno appartengono al felice nucleo delle prime opere faentine di Gentilini (1925-1932). In queste opere di grande qualità pittorica, il giovane e precoce artista rassoda gli insegnamenti di Romagnoli – di cui rimane traccia nel mazzetto di fiori e nella sfilacciatura delle paste cromatiche – in due ritratti memori della grande tradizione dell’arte italiana passata al vaglio, cautamente e senza esautorazione, di una moderna libertà espressiva che non rinuncia alla precisa resa del soggetto e a una piena comprensibilità.

SANTE GHINASSI

Ravenna, 1924 - Imola, 2000

Di umili origini, Sante Ghinassi dimostra, fin dalla fanciullezza, particolari predisposizioni per il disegno e, dopo avere frequentato le scuole medie a Faenza, nel 1929 va a lavorare alla ex Fabbrica di Ceramiche Farina della stessa città. Contemporaneamente frequenta la locale Scuola di Disegno dove ha per insegnanti Roberto Sella e Francesco Nonni.

GAETANO GIANGRANDI

Bertinoro, 1928

Raffineria di petrolio e Pesca lungo il canale appartengono alla prima fase produttiva dell’artista, allora poco più che ventenne. La “bella maniera” che pur Varoli gli deve avere insegnato, viene, con spirito ribelle, disattesa. I soggetti sono oltremodo banali, le pennellate appaiono maldestre e incerte come nei più popolari “ex voto” e le descrizioni formali in odore di approssimazione e di brutalismo infantile ma raro, e ravvisabile solo nel migliore Utrillo, è l’abbandono innocente, gioioso e triste al tempo stesso, a una visione senza filtri mentali e culturali della realtà.

ENNIO GOLFIERI

Faenza, 1907 - 1994

Per la mole degli studi (precisi, puntuali e accurati), per la lunga presenza in molti istituti culturali faentini, per la partecipazione alle campagne di informazione e di denuncia di Italia Nostra e per una inesausta carica polemica riversata in innumerevoli articoli e in un fitto carteggio con personalità locali e nazionali, Ennio Golfieri è stato, per decenni, un imprescindibile punto di riferimento per la vita culturale della città di Faenza. Nel 1989, Golfieri ha donato le sue collezioni d'arte (che comprendono ceramiche, pitture, sculture e rare opere di editoria) alla città di Faenza.

GIUSEPPE GOLFIERI

Faenza, 1884 - 1966

Il contatto diretto con la natura e l'impressione visiva sono trasferiti (nei quadri di Golfieri) con una gamma cromatica luminosa e ariosa, con una tecnica a macchia che soprattutto nelle ultime opere tende a dissolversi in puro colore (A.Tambini).

TONINO GOTTARELLI

Imola, 1920 - 2007

Con studi di filosofia, Tonino Gottarelli è stato pedagogo, letterato e pittore. Dopo gli studi superiori a Imola, si laurea in Filosofia all'Università degli Studi di Bologna con una tesi dal titolo “Aspetti del problema gnoseologico”. Nel 1940 ha già scritto il romanzo L'ideale e nel 1943, sotto le armi, scrive il libro di novelle Il gioco...

FEDERICO GUERRI

Cesena, 1972

Su una tela macchiata e percorsa da filamenti quasi fitomorfici, Guerri ricompone la visione di un interno affidandosi unicamente alla punta affilata di una matita che quasi incide minuscoli bastoncini rettangolari i quali, affiancandosi l’uno all’altro, sedimentano progressivamente immagini di cose, luci e profondità in uno scenario vagamente teatrale e gozzaniano. Un mondo sbiadito e perduto la cui memoria rivive nella finzione della rappresentazione.