ARTISTI ROMAGNOLI – P

ETTORE PANIGHI

Massa Lombarda, 1917 - 2007

I forti, quasi spezzati, segni grafici di derivazione espressionista e le minime, ma avvertibili, deformazioni apportate ai soggetti sono funzionali alla visione artistica di Panighi: dietro le apparenze si nascondono spesso disagio, incertezza e anche aggressività.

PIER CLAUDIO PANTIERI

Meldola, 1927

Appartenente al periodo neorealista di Pantieri, Pescatore è opera originale in cui i riferimenti alla pittura di Pompeo Borra o di Renato Guttuso vengono sublimati in una abile composizione pittorica che, per citazioni e forza espressiva, quasi anticipa certe soluzioni del ritorno alla pittura degli anni Ottanta.

UGO PASINI

Cesena, 1942

Anche in Uova con tazza Pasini oltrepassa i limiti della superficie per addentrarsi in un universo di chiarezza e di ordine interno alle cose che irradia luce e impone silenzio.

GIOVANNI PINI

Bologna, 1929

In Inverno in collina, Pini segue le tracce di uno scarno paesaggio collinare con i colori da lui stesso fabbricati (gessosi e materici) per sottolinearne le infinite, variabili e poetiche gamme coloristiche.

LUCA PIOVACCARI

Cesena, 1965

Artista mentale e sofisticato, Luca Piovaccari, dopo iniziali interessi pittorici (a olio e a pastello realizza paesaggi e ritratti) si è sempre più dedicato al disegno e alla fotografia, spesso di grande formato, su acetati trasparenti e con toni monocromi. La sua è un'arte evanescente ma fitta di rimandi visivi e di sollecitazioni a viaggi interiori.

OSVALDO PIRACCINI

Cesena, 1931

Il paesaggio di Santa Sofia viene indagato dall’artista avvalendosi di una ridotta scala cromatica e di pochi segni decisi che bastano a tratteggiare un luogo, ai limiti dell’indistinzione, immerso in una atmosfera diluita e stemperata che amalgama natura e artificialità in un tutt’uno senza soluzione di continuità.

MASSIMO PULINI

Cesena, 1958

Nel complesso e multiforme mondo figurativo di Pulini l’opera Cuphea ignea (omaggio allo scomparso Angelo Fabbri) si distingue per l’abbandono di precisi riferimenti al mondo della storia dell’arte antica e per la singolare miscela di realismo e di impasti coloristici memori sia del fauvismo sia dell’espressionismo astratto.