ARTISTI ROMAGNOLI – R

DOMENICO RAMBELLI

Faenza, 1886 - Roma, 1972

Nel disegno e nella scultura, Rambelli è arcaico e moderno, figurativo e astratto, semplice e complesso. Ricercando effetti monumentali anche nei soggetti più comuni e quotidiani, Rambelli dota le forme di una quasi deformante forza interna di memoria espressionista e le rassoda poi in assetti sintetici e modernisti mai privi di sinceri sensi di affezione.

CARLO RAVAIOLI

Ravenna, 1954

I suoi interessi, in una formazione sostanzialmente da autodidatta, sono vari e si concentrano via via sulla pubblicità, sulla fotografia, sulla computer graphic e, dagli anni Ottanta, su un confronto con maestri del Novecento come A. Modigliani (da cui una serie di opere), F. Casorati, C. Carrà, B. Saetti e G. De Chirico.

CESARE REGGIANI

Faenza, 1949

In Istrice della laguna, Laguna dei pini e Passaggio del fuoco Reggiani – con una tecnica pittorica oggettiva alla Magritte, poiché deve rendere plausibile l’inverosimile – opera un collage mentale di terre, di cieli, di mari, di colossali costruzioni passate al vaglio del minimalismo e dell’incanto di un momento. L’avvitarsi di una tartaruga nell’acqua, il clangore prodotto dagli aculei di un istrice, il cielo turchino visto in trasparenza tra i verdi aghi di un pino marittimo, il soffio rosa di un volo di fenicotteri tornano ad essere degni di attenzione.

DAVIDE REVIATI

Ravenna, 1966

Bambini è un’opera composta da nove piccole tele raffiguranti volti infantili. Affine per certi aspetti al romanzo “Morti di sonno”, l’opera raggruppa primi piani di “efebi maledetti” (secondo una definizione dell’autore stesso) nelle cui sembianze è già dato riconoscere caratteri e destini: tra gioie e disperazioni, generosità e crudeltà, ingenuità e autenticità.

GIOVANNI ROMAGNOLI

Faenza, 1893 - 1976

In Flora e Fiori con carciofo, Romagnoli non varia, pur nell’arco di quasi vent’anni, l’impostazione delle sue opere.Su uno sfondo geometrico e quasi astratto i soggetti rappresentati sembrano fondersi e sfilacciarsi nel pulviscolo della luce: senza eccessivi pessimismi e, anzi, con dosi di cauto e calcolato vitalismo rimarcato dalla fiducia ancora affettuosamente riposta nella vitalità dei soggetti e nella qualità della pittura che li eterna.

CESARE RONCHI

Imola, 1936

Precipua di Ronchi è la cifra con la quale raccoglie le spighe di grano in covoni ricolmi di sapienza grafica, sue sono le contorsioni del tronco di un albero che diviene esercizio di prove quasi astratte, sue sono le deformazioni cui porta i modelli di riferimento per esaltarne le caratteristiche fisiche e le implicazioni psicologiche. Con Ronchi, il dialogo tra scultura, figurazione e natura trova nuove vie e inedite aperture.

ALDO RONTINI

Brisighella, 1948

Potentemente figurativo, Rontini non rinuncia mai a colloquiare con le seduzioni della grande arte del passato che per lui si costituisce come un modello di riferimento e come eterna fonte di ispirazione. Frantumazioni, mutilazioni e deformazioni appaiono come concessioni a una poetica tutta moderna del “frammento” e del “non finito” cui fanno da contraltare raffinate dedizioni esecutive.

LUCA ROTONDI

Ravenna, 1970

Proseguendo nel percorso che va da Corot a Wyeth, Rotondi è artista di paesaggio: un poeta narrante le voci e i sussurri del minimo in modo calcolato, lento, elaborato, di attento studio. I suoi ritagli del vero, in qualche modo con debiti nei confronti dell'arte fotografica, sono raramente solari e piuttosto colti in momenti nebbiosi, piovigginosi o incerti.

GIULIO RUFFINI

Villanova di Bagnacavallo, 1921 - Ravenna, 2011

Negli anni, Ruffini evolve la sua pittura figurativa in varie direzioni ma costante rimane l’adesione a soggetti e temi indissolubilmente legati alla cultura povera e contadina della sua terra d’origine tra presenze, rimpianti e memorie.

GIOVANNI RUGGIERO

Fontanarosa, 1973

Scultore in qualche modo sperimentale per la varietà dei mezzi utilizzati (catrame, gesso, ceramica, cementite, alluminio, oro e argento), Ruggiero è, in fondo, consapevolmente ancorato a una tradizione moderna di stampo esistenzialista e in specie giacomettiana. Memorie martoriate, negativi e positivi, assenze e presenze che, aggiungiamo, sembrano quasi alludere, forse inconsciamente, ai gessi ottenuti colmando i vuoti lasciati dai corpi combusti degli abitanti di Pompei, originalmente miscelati con la macchine anatomiche della Cappella Sansevero di Napoli.