Giovanni Marchini STORNELLANDO, un dipinto che torna in Romagna

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Giovanni Marchini STORNELLANDO, un dipinto che torna in Romagna

Inaugurazione

sabato 30 settembre ore 18,00
Galleria d’arte Farneti

Via Degli Orgogliosi, 7/9 Forlì – Tel .0543 30337

Orario:10,00/12,30 – 16,30/19,30

Chiuso il giovedì e la domenica

e-mail: galleriafarneti@libero.it

Sulla fine degli anni venti, tra quanti villeggiavano verso il Passo dei Mandrioli, vi era anche il pittore forlivese Giovanni Marchini: “L’ultimo dei Macchiaioli”.
Ricorda Donatella Marchini nella biografia del padre pubblicata nel 1966: «In una delle nostre gite domenicali, passando per Mercato Saraceno e Sarsina e, dopo Bagno di Romagna, arrancando con la “509” su per i tornanti della Valle del Savio, eravamo arrivati al Passo dei Mandrioli, ai confini della Romagna, là dove la strada, scendendo in Toscana, conduce a Camaldoli. Il paesaggio era stupendo. I monti verdissimi, le oscure abetaie, le pose statuarie delle mucche al pascolo:
tutto lo entusiasmò. Da quel momento non desiderò che avere la possibilità di trascorrere lassù non solo qualche pomeriggio domenicale ma l’intera stagione estiva […]. I meravigliosi monti dell’Appenninotosco-romagnolo erano una tentazione a cui mio padre non potè resistere: nel 1929 fu comprata la casa che, dal nome della località su cui sorgeva, a circa due chilometri dal passo, chiamammo “Il Raggio”
[….]. La produzione pittorica degli anni che vanno dal 30 al 40 è quasi tutta alpestre; il luogo era talmente consono alla sensibilità del babbo che ogni quadro fatto lassù è frutto dell’amore che egli portava
a quei monti».
Una ricostruzione minuziosa dell’attività di Marchini dopo il 1929 ed il suo insediamento nella casa del “Raggio”, quasi in cima al passo appenninico, si deve a Orlando Piraccini in occasione della mostra al- Arte e natura: un pittore in Appennino lestita un decennio fa al Palazzo del Capitano di Bagno di Romagna.
Scrive tra l’altro Piraccini nel catalogo che ha accompagnato l’esposizione bagnese: «Per il pittore, poco più che cinquantenne, con alle spalle una vita artistica particolarmente intensa, iniziata con la giovanile adesione alla maniera fattoriana e poi contraddistinta dall’esercizio di una buona pittura di derivazione tardo macchiaiola e verista, si apre un nuovo, straordinario capitolo di lavoro nel paesaggio spettacolarmente aperto dei Mandrioli, incostante e mutevole, in certi tratti aggressivo e tenebroso, in altri punti placido e mite […].

Negli anni trascorsi sui Mandrioli, Marchini dipinge quadri bellissimi nei quali si riflette un appennino crepuscolare, atmosferico, intimistico e in definitiva romantico, come aveva già avuto modo di riconoscere il critico Azzolini. Mai d’effetto pittoresco, solo di rado elegiaco come per certe precedenti arcadiche vedute di campagne romagnole, il paesaggio
dipinto da Marchini tra Bagno di Romagna e il Casentino, sembra ogni volta scaturire da un’impressione e riprodursi sulla tela
con le sue peculiari intensità di luce e il forte vibrare della materia. E’ sempre un momento di verità, ma alla prova del sentimento».

Stornellando

Le opere presenti in questa mostra fanno tutte parte della produzionedi Giovanni Marchini sui Mandrioli; ne è protagonista e
dà il titolo all’esposizione “Stornellando”, un dipinto mai esposto al pubblico che testimonia l’armonia che l’autore seppe trovare in quei luoghi.
“Stornellando”, firmato e datato 1929, è una tela di cm.256×155, grande non solo per dimensioni, ma anche per qualità.
Nella memoria di Arrigo Marchini, figlio del pittore, non compare il ricordo di tale opera: possiamo per questo dedurre che sia stata venduta direttamente dalla casa del “Raggio” poco tempo dopo l’esecuzione.

Il dipinto è in prima tela: gli aspetti di maggiore impatto sono la magnifica gamma di colori scelta da Marchini per la realizzazione dell’opera, l’armonia che esso comunica all’occhio dell’osservatoreed il senso di movimento definito dall’avanzare del gregge.
Verde chiaro, giallo, rosso e i bruni sono i colori che si fondono in una sinfonia dorata che dalle tonalità chiarissime della parte alta del quadro (il cielo) si spingono, rafforzandosi, verso la parte più vicina all’osservatore (la terra).
Ogni piccola parte della tela è dipinta con pennellate costanti e minuziose, da delicate a sempre più corpose.
Il gregge si muove verso l’osservatore con tale impeto da sembrar fuoriuscire dalla tela e gli stessi sguardi delle pecore poste in primo piano hanno intensità tale da indurci a pensare di trovarci davanti
ad esseri umani.
Fanno da elemento d’unione tra natura e animali i due giovinetti, un pastore e una pastorella, delicati nella loro essenza, romantici, cantano uno stornello: l’inno alla loro libertà.
La musicalità, infatti, è il terzo elemento protagonista del dipinto.
“Stornellando” è una sinfonia che non si ode ma si percepisce nel rapporto fra elementi cardine della vita: l’uomo, la natura, gli
animali.
La perizia dell’artista si verifica in ogni particolare del dipinto; le mani morbide, carnose, plastiche dei giovinetti, la prospettiva che racchiude ed amplifica contemporaneamente la composizione, la
solarità che ti ammalia.
L’opera, a 88 anni dalla sua esecuzione, si presenta in una inverosimile freschezza: non è mai stata pulita né ha avuto restauri,
tant’è che la rottura a forma di croce situata nella parte sinistra della tela, vicino alla testa di una pecora, è stata semplicemente fermata da una toppa sul retro ed è quasi impercettibile nel contestodel quadro che possiamo sicuramente definire un capolavoro.
Benedetta Farneti

2017-09-07T12:46:51+00:00settembre 7th, 2017|News, News Giovanni Marchini, News musei|