GIULIO RUFFINI

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GIULIO RUFFINI

Villanova di Bagnacavallo, 1921 – Ravenna, 2011

Giulio Ruffini, avendo precocemente dato segni di particolari predisposizioni per il disegno, inizia, nel 1942, a frequentare la Scuola di Arti e Mestieri di Cotignola diretta da Luigi Varoli. La sua attività artistica vera e propria inizia nel secondo dopoguerra e ottiene ben presto riconoscimenti: vince il Premio Diomira di Milano (1951) e il Premio Suzzara (1952) con opere di impegno sociale che lo assimilano al filone neorealista. Nel 1954 allestisce la sua prima personale a Bologna ed è presente alla Biennale di Venezia. Inizia il ciclo delle “Crocefissioni” che nell’analizzare smembramenti e deformazioni si incanalano, in alcuni casi, verso il filone dell’Informale. Nel 1955 partecipa alla Quadriennale di Roma ed è premiato alla “Mostra della Resistenza” di Ferrara. Inizia a frequentare Mattia Moreni e la sua pittura realista registra sempre più occasioni di dialogo con la poetica informale. Nel 1957 inizia ad insegnare al Liceo Artistico di Ravenna. Verso la metà degli anni Sessanta Ruffini abbandona caratterizzanti colori scuri e dimessi a favore di tonalità più accese e introita nella sua narrazione pittorica elementi desunti dal nuovo paesaggio metropolitano e dai suoi simboli più riconosciuti e divulgati artisticamente dalla Pop Art: cartelli stradali, righe pedonali e automobili. È il ciclo degli “Incidenti” che denunciano i danni del consumismo, l’industrializzazione, una omologazione dilagante e, in fondo, la fine della civiltà contadina e di quella – a volte anche retorica ma fortemente sentita – etica del lavoro e della fatica che era stata il perno centrale del suo lavoro. Nel 1967 partecipa per la prima volta al Premio Campigna di Santa Sofia e l’anno successivo Raffaele De Grada cura la sua prima grande monografia. Dalla fine degli anni Sessanta Ruffini torna decisamente a opere figurative abbandonando estremizzazioni espressionistiche e affidando alle sue immagini valori simbolici e allegorici: tra realtà e memoria. Si dedica alle serie “Scomparsa della Romagna”, “Monumenti” (alla madre, al contadino…), “Rovine” e “Archeologie”. Un certo surrealismo si insinua nelle sue opere. Nel 1971-72 espone a Milano e a Rimini. Mostre antologiche vengono allestite nel 1974 a Faenza (presentata da Francesco Arcangeli), a Lugo e ad Alfonsine nel 1988 e nel 1997 a Ravenna. Nel 1999 le sue incisioni, nelle quali ha continuato ad esprimere un impegno e una critica sociale, vengono esposte a Bagnacavallo.

Bibliografia essenziale

R. De Grada, Giulio Ruffini
Milano 1967

Giulio Ruffini
a cura di G. Guberti, catalogo della mostra antologica al Salone delle Esposizioni della Pinacoteca Comunale e alla Loggetta Lombardesca di Ravenna
Milano 1997

Giulio Ruffini. Scomparsa della Romagna. Opere dal 1968 ad oggi
a cura di O. Piraccini, L. Prati, R. Ricci, catalogo della mostra a Palazzo Albertini a Forlì
Forlì 2002

Fondi

eredi Ruffini, Mezzano RA

News

Negli anni, Ruffini evolve la sua pittura figurativa in varie direzioni ma costante rimane l’adesione a soggetti e temi indissolubilmente legati alla cultura povera e contadina della sua terra d’origine tra presenze, rimpianti e memorie.

2018-12-06T16:13:04+00:00luglio 31st, 2015|Artisti, R|