MATTEO LUCCA

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MATTEO LUCCA

Forlì, 1980

Matteo Lucca ha studiato all’Istituto Statale d’Arte di Forlì per poi laurearsi in scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha partecipato a varie mostre collettive (ONO arte gallery di Bologna nel 2011 e “Gemine Muse” di Forlì nel 2005 e a quelle cui è stato invitato dalla Galleria Forni di Bologna) e ha tenuto personali a Cotignola e a Bologna (2010) e a Comacchio (2012). Nel 2004 colloca una scultura in bronzo nel parco dell’Ospedale di Bondeno (Autoforia) e nel 2007 realizza il complesso scultoreo (Testimoni dell’impronta) dedicato ai donatori di sangue dell’AVIS, collocata presso l’Ospedale Pierantoni di Forlì. Per le sue sculture, quasi sempre calchi presi dal vero, Lucca utilizza materiali quali il rame, il piombo, il ferro, la cartapesta, i tessuti, la porcellana e residui di studio. Spesso composte da vari materiali, le sue opere appaiono come moderne versioni dei calchi in gesso dei cadaveri ritrovati a seguito degli scavi di Pompei ed Ercolano. Sono, anche le sue, figure reali, non idealizzate, che si presentano raramente integre e intatte ma piuttosto spezzate, frammentate e avvolte da strati di materia pellicolare che lascia intendere un inarrestabile scorrere del tempo oppure pietosi tentativi di cura e di conservazione. Queste maschere funerarie, non immemori della lezione di Medardo Rosso e di quel tanto di cimiteriale che c’è in lui e nel suo maestro Auguste Rodin, calibrano la vivezza inquietante di fattezze reali con una aspirazione alla dematerializzazione tramite l’uso di colori, di cesellature o di parti volutamente irrisolte. L’azione comportamentale, e quindi extrascultorea, ha un ruolo importante nell’opera di Lucca, che, tra l’altro, si è dedicato al teatro-danza nell’ambito di più generali interessi nei confronti della danza moderna e contemporanea. Per il complesso scultoreo del Pierantoni, ad esempio, è stato organizzato un happening, potenzialmente ripetibile, durante il quale i presenti erano invitati a toccare le tre sculture con le mani imbrattate di colore rosso; per la serie di volti it me and you, è la testa dell’artista stesso ad essere pressata violentemente sull’argilla da una forza esterna per ricavarne un calco in gesso deformato ma, di nuovo e come in Bacon, pertinente con il soggetto: ritratti dopo la violenza.

Bibliografia essenziale

arte dal VERO. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi
a cura di F. Bertoni, catalogo della mostra al Centro Polivalente Gianni Isola e al Museo di San Domenico di Imola
Imola 2014

Fondi

studio dell’artista, Forlì

News

I calchi in gesso Congiura e Voci (che fanno parte dell’azione dal vivo it me and you) riportano in parte le fattezze di un soggetto preciso e in parte le deformazioni indotte da un violento urto. In una visione sincronica si avverte la presenza di categorie quali il tempo, la memoria, il passato e il futuro, senza soluzione di continuità.

2018-12-06T15:55:02+00:00agosto 4th, 2015|Artisti, L|