ADDO CUPI

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ADDO CUPI

(Rimini, 1878 – 1954)

Addo Cupi, artista poliedrico e versatile, architetto innovativo e scrittore impegnato, è certamente una delle personalità più interessanti che operò a Rimini nel primo Novecento. Frequenta gli studi classici a Rimini per poi laurearsi nel 1901 in Ingegneria ed Architettura presso il Politecnico di Torino. Pittore autodidatta, affianca la sperimentazione pittorica agli studi tecnici e inizia a dipingere in giovane età, ottenendo discreti successi. Tornando a Rimini partecipa infatti con Alberto Bianchi e Emo Curugnani alla Mostra Nazionale Belle Arti del 1909, nello stesso anno al Lido realizza la sua prima villetta in stile Liberty, affrescata dall’amico pittore Emo Curugnani; nel 1912 organizza inoltre la III Mostra d’Arte Riminese, curandone il catalogo e la copertina.

Addo Cupi tenta di portare a Rimini un’idea di rinnovamento finalizzato a sprovincializzare una città che accoglieva, in quegli anni, le prime attività turistiche: una piccola rivoluzione culturale in un territorio in cui il turismo stava lentamente soppiantando la tradizione contadina. L’azione di Cupi cerca di unire le caratteristiche del paesaggio romagnolo e balneare con un linguaggio che si avvia verso un’inclinazione più moderna, raccogliendo in essa gli insegnamenti del paroliberismo futurista. Ben presto Cupi diviene infatti uno degli esponenti fondanti della breve stagione futurista riminese, destreggiandosi più che altro in campo letterario e tenendo stretti contatti coi Futuristi Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Notari ed Enrico Cavicchioli. Il clima futurista locale si manifesta nel 1912 in occasione della “II Mostra d’arte pura e applicata”, mostra che vede, tra gli altri, la presenza di Umberto Boccioni, Emilio Notte, Silvio Bicchi e che accoglie, tra questi, anche la partecipazione dei riminesi Cupi e Curugnani. Il suo contributo al clima futurista romagnolo viene riconosciuto recentemente anche nell’esposizione “Romagna futurista”, mostra a cura di Beatrice Buscaroli Fabbri, inaugurata nel 2006 presso il Museo di San Francesco a San Marino.

Scrittore di sonetti e racconti in italiano e in dialetto riminese, inizia presto a scrivere per numerose riviste: fonda il “Gazzettino Azzurro” e nel 1914 è redattore, insieme a Benso Becca e Luigi Tosi, del periodico “il Pesceragno” scrivendo con lo pseudonimo Occhio d’Alba; collabora anche nel 1915 ai numeri del periodico “Arco”, facendosi testimone degli ultimi sentori futuristi.

Addo Cupi attraversa anche una stagione Liberty, portando lo stile dell’art nouveau tra le strade di Rimini (ne è un esempio Casa Ariosa, oggi decisamente rimaneggiata) e sulle pagine delle riviste per cui quotidianamente scrive e disegna. Fino agli anni Trenta cerca poi di promuovere la progettazione di ville ed abitazioni riminesi con edifici in stile novecentesco, andati purtroppo distrutti durante la seconda guerra mondiale.

Una sperimentazione in continuo fermento, la sua, tanto da far coniare il termine “cupismo”: «cupismo, in ultima analisi, significa far tutto; dalle case ariose al lieux d’aisance; dalle mostre futuriste alle poesie vagamente d’annunziane; dallo stile gotico piemontese alle decorazioni futurissime. “OHÈ HOP! Passatismo, futurismo, cupismo”». Un’indagine frenetica, quella di Cupi, che però non si adatta facilmente alle novità del Novecento e che mantiene vivo un impianto ancora ottocentesco in cui ritratti e paesaggi dipinti rendono ancora onore agli insegnamenti di Bilancioni e di Norberto Pazzini.

(Irene Margotti)

 

Bibliografia essenziale

Gabriello Milantoni (a cura di), Progetto Novecento. 1: La pittura in Romagna: “vocazione adriatica”, Edizioni Essegi, Ravenna 1988

Beatrice Buscaroli Fabbri (a cura di), Romagna Futurista, Silvana Editoriale, Milano 2006

Andrea Speziali (a cura di), Romagna Liberty, Maggioli Editore, Rimini 2012

 

 

 

 

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2020-06-18T14:54:32+00:00giugno 16th, 2020|Artisti, C|