ALBERTO BIANCHI

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ALBERTO BIANCHI

(Rimini, 1882 – Milano 1969)

 

Alberto Bianchi fu figlio d’arte: la madre Anita Sangiorgi fondò la “Bottega Riminese degli Arazzi” e la rinomata “Scuola di Ricamo”. Nipote del famoso pittore Mosè Bianchi e cugino dell’artista Pompeo Mariani, celebri nell’arte dell’Ottocento, Alberto Bianchi assapora fin dalla più tenera età la passione per l’arte e per la cultura. Bianchi vince un “Pensionato artistico” grazie al quale inizia a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove studia pittura con il maestro Antonio Mancini; nel 1920 si trasferisce poi a Milano, dove si afferma come pittore, illustratore di giornali e riviste e come cartellonista.

Amato e ricercato ritrattista dell’alta borghesia milanese e della nobiltà romana, Bianchi dimostra grande abilità nell’interpretare l’eleganza e la bellezza femminile, così come quella di composti giovinetti, dimostrandosi abile anche nel dipingere paesaggi, nature morte con fiori e frutta e scene di interni di vita quotidiana. Bianchi predilige le tecniche dell’olio e del pastello, dipinge con tratto veloce e sicuro, immerge i suoi soggetti in atmosfere di vibrante luminosità collocando i colori sulla superficie pittorica in modo vaporoso e squillante.

Nonostante i suoi frequenti viaggi in Francia, Germania, Inghilterra, Egitto e America Latina – dove esegue il ritratto di Alfredo Nobel, fondatore del premio omonimo – mantiene frequenti rapporti con la sua città natale e con l’ambiente artistico locale. Negli anni Trenta collabora infatti con l’amico Luigi Pasquini realizzando schizzi e caricature per giornali, riviste balneari e per manifesti pubblicitari per l’attività delle spiagge della emergente Rimini turistica, eseguendo infine decorazioni a fresco per il Teatro Comunale di Rimini. Presidente per molti anni della “Sezione artisti” della Patriottica di Milano, è molto amato dall’ambiente culturale lombardo, e non meno dalla sua Rimini, che lo celebra con due mostre personali nel 1948 e nel 1951.

“Quando dipingo un ritratto l’assomiglianza non mi preoccupa: essa viene spontanea. Quello che mi domina è la preoccupazione di fare un buon disegno, un’ottima pittura, senza ricorrere allo specchio deformante”: si confidava così Bianchi, con l’amico Luigi Pasquini, in una dichiarazione di poetica che non si arrende alle nuove tendenze artistiche emergenti del suo tempo. La pittura di Bianchi rivela un’abilità tecnica che si fonde ai celesti del cielo riminese e alla delicatezza di un incarnato che ambisce ancora a un’idea di “bello” puramente estetico, a una concezione di “bellezza artistica” ancora legata a un sensibile ideale di armonia; una pittura, la sua, che anela continuamente alla grazia e alla perfezione.

Nel 1967 Bianchi raggiunge per l’ultima volta la sua città natale, per ricevere il “Premio Rimini”, morirà a Milano, ventuno mesi dopo, lasciando sulle tele dipinte l’indiscussa eleganza di una appassionata ricerca.

(i.m.)

 

Bibliografia essenziale

Luigi Pasquini, Ricordo di Alberto Bianchi ritrattista, estratto dalla Rivista di Illustrazione Romagnola «LA PIÊ», Forlì 1970

Luigi Pasquini, Alberto Bianchi ritrattista, Estratto da “Rimini storia arte e cultura”, Luglio-Dicembre 1969, Cosmi Editore, Rimini

Marco Gennari (a cura di), Pittori Riminesi della prima metà del Novecento, Pazzini Editore, 2012

 

 

 

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2020-06-18T14:53:38+00:00giugno 16th, 2020|Artisti, B|