Brisighella, 1948

Dopo la frequentazione dell’Istituto d’Arte di Faenza – dove studia e collabora con Gianna Boschi e con Angelo Biancini – e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, Aldo Rontini ottiene nel 1969 la docenza di Plastica presso l’istituto di cui fino a poco tempo prima era stato allievo. Suo riferimento ideale è, fin da subito, Domenico Rambelli, titolare tra le due guerre della stessa cattedra, del quale ammira le sintetiche capacità plastiche, la solida vocazione monumentale (anche in presenza di soggetti antieroici) e la capacità di aggiornare un repertorio figurativo frutto di tante antiche memorie con sensibili partecipazioni a parte delle istanze della modernità. A questa linea Rontini si è poi sempre attenuto: tra recuperi dall’alveo della tradizione italiana e mediterranea (aulica e popolare) e partecipate concessioni alla modernità. Le prime prove sono polimateriche (terracotta, legno e ferro) sulle quali riporta con la tecnica della serigrafia immagini poetiche od evocative di un tempo ormai trascorso. Nei primi anni Ottanta partecipa a gruppi quali “Nuova Ceramica” di Franco Solmi (1981-1983), “A Tempo e a Fuoco” di Vittorio Fagone (1983-1984), “Quarto tempo” (1986) e fin dalle prime battute il suo repertorio iconografico appare già ben consolidato. La terracotta è il suo materiale preferito. Realizza soprattutto opere raffiguranti sezioni di corpi umani maschili: eseguite con maestria plastica degna di maestri barocchi e quasi tranciate dalla moderna consapevolezza di un impossibile ritorno a forme compiute. Nel tempo, i suoi interessi si rivolgono, con ampio spettro, verso gli ambiti più vari: dall’oggetto popolare e devozionale a certi arcaismi, da compostezze neoclassiche a “ritorni all’ordine” di matrice novecentista. Sua peculiare cifra espressiva è la capacità di conciliare esercizi formali di notevole sintesi figurativa con una minuziosa indagine dei dettagli. Negli anni Ottanta partecipa a numerose mostre collettive e vince (1982) il Primo Premio al Concorso di Gualdo Tadino. La sua inattuale proposta viene recepita dalla critica all’interno del più generale ritorno alla figurazione che connota gli anni Ottanta. Collabora con Cooperativa Ceramica di Imola, Sawaya e Moroni di Milano, Porcellane San Marco di Bassano del Grappa e colloca sculture monumentali in ceramica, marmo o bronzo sul Monte Battaglia a Casola Valsenio, nella Sala Consiliare del Municipio di Brisighella e in vari luoghi pubblici della città di Faenza, dove esegue anche, in Cattedrale, la tomba del Vescovo Battaglia. Negli anni Novanta ottiene il “Premio Faenza” (1993) ed espone in Giappone (1991, 1992 e 1999), ad Atene (1994) e a Seoul (1996). Nel 2014 ha esposto suoi disegni al Museo Ugonia di Brisighella e ha partecipato alla mostra “The form of clay” tenutasi a Mashiko in Giappone.

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Potentemente figurativo, Rontini non rinuncia mai a colloquiare con le seduzioni della grande arte del passato che per lui si costituisce come un modello di riferimento e come eterna fonte di ispirazione. Frantumazioni, mutilazioni e deformazioni appaiono come concessioni a una poetica tutta moderna del “frammento” e del “non finito” cui fanno da contraltare raffinate dedizioni esecutive.