ANGELO BIANCINI

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ANGELO BIANCINI

Castel Bolognese, 1911 – 1988

Nel 1929, Angelo Biancini si iscrive all’Istituto d’Arte di Firenze dove frequenta soprattutto lo studio di Libero Andreotti. Nel 1934 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia e l’anno successivo realizza la statua dell’Atleta vittorioso nel Foro Mussolini a Roma. Nel 1937 esegue i due gruppi statuari in bronzo del Ponte delle Vittorie a Verona ed è di questi anni l’incontro con Arturo Martini. Nel 1937 si trasferisce a Laveno per collaborare con Guido Andlovitz alla direzione artistica della Società Ceramica Italiana, fino al 1940. L’apporto dato da Biancini alla produzione della S.C.I. è caratterizzante: sculture e oggetti da arredamento, di piccola e grande dimensione, prodotti in serie e accomunati, da un punto di vista stilistico, da una adesione ad un “vero” inteso come perenne fonte emozionale. Nel 1940 partecipa alla VII Triennale di Milano. Tornato a Faenza, entra nel 1942 all’Istituto d’Arte per la Ceramica assumendo la cattedra di Plastica che era stata di Domenico Rambelli. Manterrà l’incarico fino al 1981. Già in questi anni la figura di Biancini emerge come una delle più autorevoli tra le nuove leve della scultura italiana. Nel 1946 riceve il Premio Faenza con Annunciazione, opera in ceramica maiolicata da Anselmo Bucci. Nello stesso anno viene invitato alla prima grande mostra della scultura italiana del dopoguerra organizzata dalla Galleria della Spiga a Milano. Le due personali di Milano, alla Galleria dell’Illustrazione Italiana nel 1948 e alla Galleria San Fedele nel 1956, lo impongono ulteriormente all’attenzione della critica nazionale. La notorietà è consacrata quando, in occasione della XXIX Biennale di Venezia, gli viene allestita una mostra personale. Nel 1957 ottiene nuovamente il Premio Faenza. La ceramica, in particolare la maiolica, è ormai il suo mezzo espressivo privilegiato, anche se non esclusivo. Numerose divengono le commissioni di opere a livello monumentale: il complesso scultoreo sul Monte Carmelo a Chicago (1959), i rilievi per la nuova Basilica di Nazareth (architetto Giovanni Muzio,1959), il baldacchino del Tempio dei Martiri Canadesi a Roma (1961), il ciclo scultoreo per l’Ospedale Maggiore di Milano (1964), La testimonianza a Cristo per il Collegio Pio Latino Brasiliano di Roma (1964), Le nozze di Cana per la Chiesa dell’Autostrada del Sole di Firenze (architetto Giovanni Michelucci, 1964), i tre portali per la Chiesa del Sacro Cuore di Firenze (1965), il grande portale per il Collegio dei Padri Maristi a Roma (1965), La cena in Emmaus e San Romualdo per l’Hospitium di Camaldoli (1966), la statua dedicata a Dante nel Parco Nazionale di Madrid (1967), gruppi scultorei per istituti culturali di Miami in Florida (1967), la scultura per il Palazzo della FAO di Roma (1970), l’Incontro di Paolo VI con Atenagora per la Delegazione Apostolica di Gerusalemme (1971), il ciclo in maiolica per il Santuario di Gesù Bambino ad Arenzano (1973), l’altorilievo Rinascita e Ricostruzione per la Regione Emilia-Romagna (1973), la grande scultura Consiglio dei Ministri per l’omonimo Salone di Algeri (1978), la scultura Maternità a Buenos Aires (1978), la scultura Algeria Moderna per il Palazzo dei Congressi Politici di Algeri (1979), il Cristo Maestro e il portale per la Cattedrale di Buenos Aires (1979). Tra le opere di carattere commemorativo si ricordano il Monumento ai Caduti di Castelbolognese (1962), il Monumento alla Resistenza di Alfonsine (1972), il monumento a Dina Galli a Milano (1954), a Grazia Deledda a Cervia (1956), ad Angelo Celli a Cagli (1958), ad Alfredo Oriani a Casola Valsenio (1963), a Don Minzoni ad Argenta (1973), a San Tommaso ad Aquino (1974).

(F.B.)

Bibliografia essenziale

G. Mascherpa, Sculture di Angelo Biancini dal 1945 al 1975
Milano 1975

F.Solmi, Angelo Biancini
Bologna 1987

F. Bertoni, F. Bertoni, Angelo Biancini. Sculture e ceramiche dagli anni Trenta al dopoguerra
catalogo della mostra al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Faenza 2006

Fondi

eredi Biancini, Castel Bolognese

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In tutte le sue opere Biancini mantiene salda la sua iniziale e più volte dichiarata dedizione alla tradizione italiana e al “vero”, prestando sempre scarsa attenzione alle estremizzazioni della ricerca scultorea e ceramica contemporanea. Questa fedeltà a ideali di forma compiuta e alla grande tradizione dell’arte italiana fanno di lui un punto di riferimento nel panorama tra le due guerre e un maestro riconosciuto da diverse generazioni di artisti formatisi sotto il suo magistero all’Istituto d’Arte di Faenza.

2019-05-23T16:55:10+00:00agosto 6th, 2015|Artisti, B|