Faenza, 1978

Pur nato a Faenza, Federico Zanzi vive e lavora da tempo ad Alfonsine. All’età di dodici anni dipinge il primo quadro (Un mazzo di fiori) che regala ai suoi nonni, instaurando quel privilegiato rapporto con soggetti e ambienti famigliari che caratterizzerà la sua attività successiva. Nel 2002 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna e inizia una attività espositiva partecipando a mostre collettive e organizzando personali. Tra le più recenti si citano: “Zanzi. Catarsi e palingenesi” alle Pescherie della Rocca estense di Lugo del 2013; la partecipazione alla Biennale del disegno di Rimini del 2014; “Quell’immagine da tenere infilata nel vetro della credenza” al MAR di Ravenna del 2014; “La bellezza della nostalgia” alla Galleria MLB Home Gallery di Ferrara del 2014; “Imago Mundi” alla Fondazione Cini di Venezia del 2015; “Volti. Ritratti in Romagna dal primo Novecento ad oggi” a Imola del 2016; “Federico Zanzi. A voi che mi proteggete” al Museo Civico San Rocco di Fusignano del 2016. Nel 2014 è tra i vincitori del Premio Marina di Ravenna, Concorso di pittura.
Così è lo stesso artista a descrivere il suo lavoro nel 2014: “L’introspezione psicologica e l’evocazione di atmosfere perdute si lega nella mia arte al mondo delle mie origini, a partire dalla casa dei nonni: mi ispirano le dimore degli anziani, gestite secondo una pulizia, un decoro e una dignità che oggi stanno scomparendo, mi affascina l’odore di naftalina negli armadi e il silenzio che promana da certi ambienti domestici pervasi di pace”. Sempre nello stesso anno risulta affine il giudizio dato alla sua opera in occasione del conferimento del Premio Marina di Ravenna: “Nelle opere degli esordi di grande formato è già presente, come un annuncio profetico, una traccia della sua poetica che si rivelerà progressivamente nei ritratti e nei gruppi di famiglia. Presta una particolare attenzione alla tensione etica e spirituale e rintraccia in esse attestati di una vanitas che non porta i segni del tempo storico ma tende piuttosto a svelare la perenne fugacità delle cose mondane e di conseguenza lascia intravedere la condizione dell’essere nel mondo, dominata dallo stato di precarietà, alla quale non è dato sottrarsi pur sentendosene estranei. L’oscurità quasi teatrale che prevale sulla luce, concentrata esclusivamente sulle figure o su parti di esse, accentua uno stato di spaesamento e al tempo stesso di innegabile sacralità”. Pittore figurativo che non esita a deformare i suoi soggetti secondo una linea esistenzialista moderna che va da E.Munch a L.Freud e a F.Bacon, Zanzi esteriorizza sentimenti, interiorità e memorie legati a personaggi comuni a lui vicini assurti a simbolo di un comune destino destinato a dissolversi ma anche, per merito dell’arte, a lasciare indelebili tracce.