SERAFINO CAMPI

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SERAFINO CAMPI

Faenza, 1905 – 1992

Serafino Campi aggiorna la politecnicità tipica degli artisti faentini del primo Novecento esprimendosi come incisore, come disegnatore, come pittore, come cartellonista e come illustratore ma anche, e in modo altamente professionale, come grafico pubblicitario e disegnatore di arredamenti e di allestimenti fieristici. In ognuno di questi settori, che possono essere definiti quasi dei compartimenti stagni vista la totale mancanza di stringenti relazioni tra un aspetto e l’altro della sua complessa attività, Campi ha sempre modo di esprimere doti di rara padronanza tecnica dei mezzi espressivi utilizzati. Una operatività per generi si sposa in lui con una efficacia espressiva spesso dura e concisa e poco incline a circonlocuzioni poetiche. Dopo avere frequentato i corsi della Scuola di Disegno di Faenza, Campi completa gli studi a Bologna (Liceo artistico e Accademia di Belle Arti). Si diploma nel 1930. Come cartellonista vince ripetutamente i concorsi per il manifesto della Settimana Faentina (1932-36): apertamente inneggianti al fascismo come altre sue opere del periodo. Di tutt’altro timbro è la sua coeva pittura: più piana, priva di forti contrasti e con improvvise accensioni dovute agli insegnamenti di Giovanni Romagnoli o di Franco Gentilini. Nel 1944, Campi si trasferisce a Milano, anche per motivi di opportunità politica, e qui avvia una fortunata carriera di grafico pubblicitario che ha sviluppi fino a tutti gli anni Sessanta. Dopo questa data l’artista si dedica quasi esclusivamente alla pittura e all’acquarello.

Bibliografia essenziale

Serafino Campi
a cura di A. Cavina con saggio di R. De Grada, catalogo della mostra al Palazzo delle Esposizioni di Faenza
Faenza 1991

Fondi

Pinacoteca Comunale, Faenza

News

Il grande mestiere pittorico di Campi ha in Melagrane e in Nudo femminile disteso due tra i suoi più felici esiti. L’incisiva sapienza del tratto e la stesura coloristica sempre indenne da incertezze o da ripensamenti più o meno calcolati contribuiscono a una resa quasi oggettiva dei soggetti avvolti in una serena, forse anche un po’ malinconica, luce diffusa che impedisce forti contrasti e teatrali drammatizzazioni. Un vero che non aspira ad altro che alla più semplice ostentazione di sé.

2018-12-06T15:43:33+00:00agosto 6th, 2015|Artisti, C|