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Artisti2018-11-16T16:24:47+00:00

AUGUSTO BETTI

By |agosto 6th, 2015|Categories: Artisti, B|

Faenza, 1919 - Ivrea, 2013

Del 1964 sono le prime “camere lenticolari” e, nello stesso anno, realizza la sua opera, forse, più significativa, “Scatola dei sentimenti”: un parallelepipedo monocromo che, aprendosi, permette il disvelarsi di precisissime forme sinusoidali, armoniche e quasi pulsanti. Artista sperimentale e sempre borderline, Betti ha utilizzato materiali antichi e nuovi imprimendo al suo lavoro un singolare spirito di ricerca e di innovazione che ha trasmesso, col suo insegnamento, a generazioni di allievi.

ULISSE BEZZI

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Ravenna, 1925

Agricoltore a San Pietro in Vincoli e fotografo autodidatta, Ulisse Bezzi ha coniugato, fin dai primi anni Cinquanta, il lavoro quotidiano nei campi con una passione artistica che, se pur apprezzata da tempo nel mondo specialistico e amatoriale, ha solo recentemente conquistato l'attenzione del pubblico più vasto. Alla soglia dei suoi novant'anni è, infatti, stato contattato e visitato da rappresentanti della prestigiosa Keith De Lellis Gallery di New York, giunti in Italia e anche da altri fotografi, per acquisire opere significative da destinare ad una mostra sulla fotografia di tendenza neorealistica.

ANGELO BIANCINI

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Castel Bolognese, 1911 - 1988

In tutte le sue opere Biancini mantiene salda la sua iniziale e più volte dichiarata dedizione alla tradizione italiana e al “vero”, prestando sempre scarsa attenzione alle estremizzazioni della ricerca scultorea e ceramica contemporanea. Questa fedeltà ad ideali di forma compiuta e alla grande tradizione dell’arte italiana fanno di lui un punto di riferimento nel panorama tra le due guerre e un maestro riconosciuto da diverse generazioni di artisti formatisi sotto il suo magistero all’Istituto d’Arte di Faenza.

MARIO BOCCHINI

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Cesena, 1927 - 1999

In Briglia sul Bidente, quadro realizzato in occasione del Premio Campigna, la veduta del centro di Santa Sofia, diafana e bituminosa, è messa in secondo piano da un’utilitaristica opera idraulica illuminata da una gelida luce biancastra al fine di ribaltare abituali convenzioni iconografiche e per proporre uno scenario apocalittico, irreale, avvolto in una nebbia che offusca il sole, inquinato, invivibile e degno di un contemporaneo film fantascientifico.

GIANNA BOSCHI

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Faenza, 1913 - 1986

Nel giro dei pochi anni che intercorrono tra Fanciulla in blu con fiori azzurri sulla spalla e Figura femminile in veste blu e volo di uccelli, Gianna Boschi sviluppa i propri temi figurali, che avranno per tema privilegiato la figura femminile, da evidenti debiti nei confronti di Giovanni Romagnoli, il mazzo di fiori appena accennato, verso linearità più sintetiche. Particolare rilievo viene conferito alla muta espressività delle mani secondo una tradizione che affonda nella ritrattistica almeno rinascimentale e che, in ambito locale, Angelo Biancini aveva riscoperto e aggiornato plasticamente.

MATTEO BOSI

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Cesena, 1966

Diplomatosi all'Istituto d'Arte per la Ceramica di Faenza nel 1985, Matteo Bosi intraprende un percorso artistico caratterizzato da una continua sperimentazione che lo porta ad utilizzare molteplici strumenti espressivi: dal disegno alla pittura, dalla fotografia analogica alle tecniche digitali...

MASSIMO BRANCALEONI

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Conselice, 1969

Massimo Brancaleoni dai sette ai tredici anni segue le lezioni di disegno, pittura, scultura e ceramica impartite dalla pittrice Giuseppina Zardi (già assistente di Umberto Folli) presso la Scuola di Arti e Mestieri di Massalombarda. Consegue il diploma al Liceo Artistico di Ravenna e si laurea nel 1991 all'Accademia di Belle Arti della stessa città...

LEONIDA BRUNETTI

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Forlì, 1896 - 1970

Come nel Chiarismo di Angelo Del Bon o di Umberto Lilloni, anche Brunetti sembra avere dipinto questa opera su una base di bianco ancora umida utilizzando colori chiari e un segno leggero e intriso di luce che spesso si risolve in macchia. Il soggetto, comune e volutamente banale, si stempera in un gioco di sottili gamme coloristiche solo apparentemente ingenue.

LUCIANO CALDARI

By |agosto 6th, 2015|Categories: Artisti, C|

Savignano sul Rubicone, 1925 - Cesena, 2012

Secondo Caldari la concezione, e la sopravvivenza stessa, di una nuova pittura realista non poteva essere limitata alla scelta di particolari temi iconografici subordinati alle direttive politiche di un partito. Il capriccio è autorevole prova di un’adesione al reale immune da contingenti ideologizzazioni e dalle forzature indotte da un preciso impegno civile e politico: una semplice affermazione esistenziale.

ACHILLE CALZI

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Faenza, 1873 - 1919

Probabile ritratto della moglie colta in un momento di intimità, Nudo femminile sublima le suggestioni Art Nouveau sempre presenti in Calzi in una prova di vera e propria pittura. Il volto è realistico e anche il corpo sfugge dagli anonimi cliché tipici della grafica modernista. Il vero viene colto in un attimo fuggente e irripetibile. Una folgorazione e una apparizione, accentuata dall’effetto di controluce, immuni da fughe estetizzanti e da cerebralismi. Una adesione, rara in Calzi, ai dati più immediati e concreti della vita.

EZIO CAMORANI

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Massa Lombarda, 1940

Verso la fine degli anni Ottanta, fino ai primi anni Novanta, Camorani si dedica a un ciclo che ha per tema la terra. Zolle, rocce e dettagli di paesaggi pietrosi senza la prospettiva del cielo offrono all’artista l’occasione per un avvicinamento a conformazioni naturali che assurgono a simbolo di una natura totalmente indifferente alla vicenda umana. Un senso acuito da una fredda, quasi impersonale, perfezione esecutiva e da un distaccato spirito analitico.

SERAFINO CAMPI

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Faenza, 1905 - 1992

Il grande mestiere pittorico di Campi ha in Melagrane e in Nudo femminile disteso due tra i suoi più felici esiti. L’incisiva sapienza del tratto e la stesura coloristica sempre indenne da incertezze o da ripensamenti più o meno calcolati contribuiscono a una resa quasi oggettiva dei soggetti avvolti in una serena, forse anche un po’ malinconica, luce diffusa che impedisce forti contrasti e teatrali drammatizzazioni. Un vero che non aspira ad altro che alla più semplice ostentazione di sé.

PAOLA CAMPIDELLI

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Longiano, 1948

In Riflessi 8, che fa parte di un ciclo di opere dedicate al delta del fiume Po, il tema acquatico, simbolo di una continua mutevolezza e rigenerazione dell’esistente, assume particolare evidenza. Terra, acqua, cielo ed elementi naturali appaiono quasi in conflitto, le forme sembrano in atto germinativo. Le ampie e svelte pennellate cercano di fissare un attimo di questo perpetuo mutamento.

GIOVANNI CAPPELLI

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Cesena, 1923 - Milano, 1994

Il passaggio di Cappelli dai riferimenti a un certo vedutismo ottocentesco di ambito macchiaiolo alle sue più tipiche sintesi neo-espressioniste è ben documentato da opere come Ballerina stanca e Figura di bimbo. La solidità dell’impianto formale si disgrega per lasciare spazio a lacerti e a fantasmi meno inclini alla pedissequa descrizione del soggetto ma, con notabili accelerazioni linguistiche ed esecutive, più sottilmente pronte a cogliere onnipresenti stati di incertezza e di disperazione.

MACEO CASADEI

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Forlì, 1899 - 1992

A interessare Maceo sono, all’interno di una sontuosa e fastosa capacità di resa pittorica del reale, i dettagli: la riga rossa sul fianco di una barca, la giacca rosso vivo di una fanciulla, una riga stradale gialla, l’aggrumarsi nei toni del blu di una grigia e plumbea nuvola, il portoncino rosa di un muro di recinzione, la volatilità dei colori di abiti visti in lontananza. Pittore formale, Maceo aggiorna gli ideali estetici della tradizione registrando attimi, schegge visive, istanti perfetti.

ROBERTO CASADIO

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Forlì, 1942

Presentato in occasione del Premio Campigna di Santa Sofia, Paesaggio di Campigna è significativo della particolare adesione al verismo dell’artista: l’oggettività della rappresentazione naturalistica assume corollari inquietanti nel contrasto con le geometriche partiture dell’interno appena accennato e nell’inusuale posizione frontale della figura che sembra interrogare gli astanti.

LEONARDO CASTELLANI

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Faenza, 1896 - Urbino, 1984

Il clima di restaurazione classica che presiede a Ritratto di famiglia, dove personaggi moderni sono ritratti in pose che ricordano la ritrattistica rinascimentale e in un ambiente colmo di citazioni manieriste, si tramuta, in L’atelier, in un più calcolato affondo nell’inaspettato contenuto anche nel più banale gesto quotidiano. Occultamento del personaggio principale, uno spazio vuoto e immoto, persone assorte, teatrali posizioni delle braccia e delle mani e un simbolico uso dello specchio concorrono congiuntamente a rendere misteriosa una pratica abituale.

SILVANO D’AMBROSIO

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Hayange, Francia, 1951

Ultima scena, Luogo d’intesa e Orme del passaggio sono opere realizzate nell’arco di un decennio. Comune è la scelta iconografica di un tavolo, non completamente apparecchiato e senza cibo, per improbabili convitati. Un tema semplice che, con i probabili rimandi della bianca tovaglia a una mensa sacra, instilla però un profondo senso di metafisica e religiosa attesa acuito dalle quasi palpabili vibrazioni degli alberi o delle tende dell’interno. Scene teatrali, quelle di D’Ambrosio, in cui gli attori non compariranno mai se non attraverso i meccanismi dell’allusione e della finzione.

TOMMASO DELLA VOLPE

By |agosto 6th, 2015|Categories: Artisti, D|

Imola, 1883 - 1967

Se nell’opera Il barroccio sono evidenti i riferimenti a un clima post-impressionista – in specie decorativo, nordico e quasi alla Carl Larsson – che trova accentuazione nelle note squillanti del rosso della ruota e del blu del carro, in Le vele e i plaustri Della Volpe sospende ogni manipolazione e viraggio di carattere stilistico per riportare sulla tela una immagine del reale il più possibile rispondente al soggetto.